JAMES ALLYSON LEE

Sono trascorsi quasi 6 anni dalla nostra prima visita a James nel carcere di Jackson, Stato della Georgia, dove è rinchiuso. E’ stato condannato a morte per un crimine commesso il 26 maggio 1994….. aveva 19 anni. James non ha nessuna assistenza legale, non ha un avvocato che segua il suo caso e quindi nessuna possibilità di potere ottenere una revisione del processo. Se al momento del suo arresto fosse stato assistito correttamente, molto probabilmente non sarebbe stato condannato a morte. Da diversi anni i documenti relativi al suo caso giacciono impolverati in uno scantinato di Atlanta in quanto nessun avvocato sta seguendo la sua situazione legale. .
In un paese che si definisce “civile” come l’America, ci siamo resi conto che la maggior parte dei detenuti condannati a morte non ha un’assistenza legale…..quindi non hanno un avvocato. Lo stato della Georgia è l’unico stato in cui il Dipartimento di Correzione, dopo l’emissione della condanna, non ha l’obbligo di provvedere nemmeno all’assegnazione di un avvocato d’ufficio al detenuto.
Se avete qualche minuto, date uno sguardo alle pagine di questo sito per leggere la storia di James, per saperne di più sulla pena morte e magari per darci qualche consiglio per aiutarci a raccogliere i fondi per trovare un difensore legale.
Giorno dopo giorno, lettera dopo lettera e frequenti visite annuali, James oggi è parte della nostra quotidianità, della nostra vita e della nostra famiglia.
Se ci avessero detto che un giorno saremmo entrati nel braccio della morte di un carcere di massima sicurezza americano…..forse non ci avremmo mai creduto…….quello è l’ultimo dei luoghi dove una persona vorrebbe trovarsi, il luogo dove centinaia di esseri umani sono in attesa di essere giustiziati a seguito della condanna alla pena capitale sentenziata “dall’infallibilità” della giustizia umana.
Se già da prima cercare di non giudicare gli altri faceva parte del nostro sforzo quotidiano, beh…durante questi anni abbiamo imparato ancora di più che nessuno è nelle condizioni di poter esprimere giudizi di alcun genere e soprattutto non sta a noi farlo.
Abbiamo imparato che quando intraprendi questo cammino a stretto contatto con un condannato a morte, nel tuo cuore non deve esistere più né giudizio né condanna per il crimine che ha commesso, pur non giustificandone il gesto. Realizzi che soltanto l’amore e il supporto potranno aiutarlo a diventare un uomo migliore. Abbiamo imparato a conoscere e condividere la profonda solitudine ed emarginazione in cui vivono i detenuti, spesso abbandonati anche dalle loro stesse famiglie. Per molte persone, anzi per il mondo intero, probabilmente James Allyson Lee non rappresenta nulla, per lo stato americano lui è considerato rifiuto della società, è uno dei tanti che merita la morte in nome e per mano della spietata “infallibile giustizia” degli uomini…..…ma per noi e per la nostra comunità, James non è soltanto quel numero che lui porta scritto sul lato sinistro della sua uniforme di carcerato, per noi è il nostro James, con un cuore ed un’anima, con il fardello del crimine commesso, con le sue paure, angosce e speranze, lui è James….. lui esiste e come lui esistono tutti i detenuti che si trovano nel braccio della morte, esistono le loro madri, le loro mogli, i loro figli ed esiste anche il loro dolore.
Mio marito ed io siamo venuti a contatto con una realtà a noi completamente sconosciuta, la realtà crudele di ciò che rappresenta la pena di morte per i detenuti e per le loro famiglie, là dove la discriminazione e l’emarginazione nei confronti di chi ha sbagliato ha preso il posto dello sforzo alla riabilitazione e del tentativo di comprensione e di recupero di questi esseri umani. Stiamo parlando di uomini, uomini che hanno sbagliato, uomini che hanno commesso un crimine le cui motivazioni possono essere molteplici, infinite, terribili e sicuramente non giustificabili, ma agli occhi di Dio sono ancora suoi figli.
Sono loro stessi i primi ad ammettere la loro colpevolezza, ad ammettere l’atrocità di quello che hanno commesso, sono loro stessi ad affermare che il ricordo di quelle vite rubate è sempre vivo e disperatamente doloroso, un dolore a cui non si sfugge, implacabile giorno dopo giorno, che corrode le loro anime con la violenza del rimorso che li accompagnerà per sempre. Se poi la persona è innocente, e ce ne sono tanti… ……..allora nemmeno possiamo immaginare cosa significa vivere nel “braccio”.

E’ nostra ferma convinzione che la pena di morte non è assolutamente la risposta idonea alla risoluzione del problema della criminalità, ma al contrario è la manifestazione più crudele di inciviltà da parte di una società definita avanzata e progredita alla quale noi tutti ci vantiamo di appartenere.
Affiorano ora nella mia mente le parole di un illustre letterario, che esprimendosi contro la pena di morte e argomentando che con questa pena lo Stato, per punire un delitto, ne commetterebbe uno a sua volta, scrisse nel 1766:

“Parmi un assurdo, che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettano uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'assassinio, ne ordinino uno pubblico”.


Il Braccio della Morte

Voglio condividere con voi questa esperienza, soprattutto con chi come me fino a 6 anni fa, aveva soltanto sentito parlare o letto della pena di morte nel mondo , a chi come me non conosceva e nemmeno immaginava l’esistenza di una simile condizione umana. Voglio condividere tutto questo con chi come me non riusciva a realizzare pienamente l’orrore di questa legge disumana e crudele fino a quel giorno in cui la vita mi ha portato faccia a faccia con questa realtà.
La Pena capitale, i condannati a morte, le loro famiglie, la loro vita, il sistema giudiziario, ……..tutto questo era lontano anni luce dalla mia vita di tutti i giorni, dalla mia cultura, dalle leggi del mio Paese……..oggi gli Stati Uniti d’America non sono più meta di vacanza o viaggi di piacere……oggi “Death Man Walking” non è più soltanto un film.

Jackson è una piccola cittadina …….. circa 50 miglia a sud di Atlanta, Georgia.
Il carcere di Jackson è una delle tante prigioni di stato, ma è solo in questo carcere che sono rinchiusi i condannati a morte di tutto lo stato. Ad oggi sono 104 solo nello stato della Georgia.

Percorsi il lungo viale della prigione, all’interno di un’area circondata da un bellissimo parco con alberi secolari, un laghetto meraviglioso con tante anatrine…..un’oasi di verde stupefacente.
Una volta arrivata al parcheggio, mi incamminai verso l’ingresso principale e compilai il foglio con i miei dati anagrafici.
Dopo tutti gli accurati controlli a cui vengono sottoposti i visitatori, entrai e percorsi il lunghissimo corridoio sotterraneo, alla fine del quale vedevo la scala che mi avrebbe portato al piano di sopra per un altro accurato controllo.
Quello fu il momento in cui non vidi più la luce del sole.
Gli imponenti cancelli percorsi da corrente elettrica, le sbarre gialle da cui ero circondata , i timbri di riconoscimento sul dorso della mia mano e tutto il resto non erano nulla, tutto questo non impressionò il mio animo, quello che più mi colpì fu il pensiero che una volta entrata in quel posto non ero più in grado di capire se fuori c’era un temporale, se c’era il sole o se tirava vento, perchè i miei occhi e le mie orecchie non percepivano più ne la luce naturale nè i rumori esterni. Il mondo che avevo lasciato pochi minuti prima, non faceva più parte di quel luogo, non gli era permesso entrare e questo fu anche ciò che lessi su ciascun volto dei detenuti che si trovavano nella prima sala delle visite.
Erano quelli i detenuti più “fortunati”, che dovevano scontare pene più o meno lunghe, anche fino al carcere a vita. Conversavano con i loro familiari in questa grande sala con tante sedie e 4 erogatori di bevande e merendine.
In fondo alla grande stanza c’è un cancello di ferro dal quale si accede ad un microscopico corridoio di 4 m per 1.30 m, chiuso da un altro grande cancello.
Per ogni cancello..una guardia. Fra questi due cancelli ci sono due porte di ferro con una fitta griglia, una porta a destra e una a sinistra.
Oltre il secondo cancello, con relativa guardia, un altro corridoio simile al primo, anche questo chiuso da un terzo cancello, oltre il quale altre due porte laterali simili alle prime due.
Per queste quattro porte si accede nelle stanze riservate ai visitatori dei condannati a morte, una stanza per ogni braccio...quattro bracci della morte...quattro stanze.
In ogni braccio “vivono” 26 detenuti. Solo nella prigione di Jackson sono rinchiusi 700 detenuti ………. 104 sono condannati a morte.
I prigionieri di stato (questo è quello che è scritto a caratteri cubitali dietro le spalle di ogni detenuto, ben stampato sulla divisa bianca bordata di blu) appartenenti allo stesso braccio vengono fatti entrare nella stessa stanza delle visite.
E’una stanza poco luminosa, lunga, non larghissima, con un lungo bancone di legno dove appoggiare bicchieri ed altro, stanza squallida e triste potreste pensare, ed è vero, ma è solo in quella stanza che i condannati a morte possono avere l’unico contatto con il mondo esterno e diventa il luogo più bello del mondo, un luogo a loro caro e familiare, dove per alcune ore alla settimana, possono lasciare la solitudine delle loro celle ed incontrare i volti ed i sorrisi dei loro amati ed avere la possibilità di fare qualche fotografia.

I condannati a morte sono soggetti al rispetto di regole severissime.

Hanno diritto a due visite settimanali, sabato e domenica. Vengono contati quattro volte durante la giornata. Per poche ore al giorno le loro celle vengono lasciate aperte per avere la possibilità di camminare lungo il corridoio che le racchiude, tre volte alla settimana hanno diritto a 2 ore di aria nel cortile della prigione.
Ogni cella misura m. 2,20 x m. 3,10 , ed è in questo luogo che trascorrono la loro vita.
Qui mangiano, dormono, svolgono le loro funzioni fisiologiche, scrivono, sognano, pregano e piangono.
Le lettere che ricevono sono l’unico contatto con il mondo esterno , possono ricevere libri o riviste, ma pochissimi di loro sono in grado di acquistarli, la maggior parte dei detenuti è indigente, non ha nemmeno la possibilità di comprare carta da lettere e francobolli.
Nella solitudine delle loro celle attendono la sentenza della Corte Suprema, che deciderà il giorno e l’ora in cui verranno giustiziati, il giorno in cui l’iniezione letale paralizzerà le loro membra e fermerà il loro cuore……un metodo più “umano”...dicono.... che da alcuni anni ha sostituito la “vecchia” sedia elettrica.
Quattordici giorni prima dell’esecuzione verranno informati ufficialmente che l’ora è giunta...il tempo utile per avvisare i familiari, per quelli che ancora si ricordano di loro, confermando la data e l’ora in cui saranno giustiziati.
Molti prigionieri muoiono nella solitudine più assoluta, del resto muoiono come hanno vissuto. Possono trascorrere persino dai 15 ai 30 anni e più nel “Braccio” prima dell’esecuzione, in balia di avvocati, quando va bene, a loro assegnati d’ufficio, molto spesso in balia del nulla e senza difesa legale. Se sono assistiti da un avvocato d’ufficio, la difesa nella maggior parte dei casi è inesistente, d’altra parte è comprensibile, in quanto allo stesso avvocato vengono affidati decine e decine di casi , che ovviamente non possono essere seguiti scrupolosamente. La condanna a morte, anche se raramente, potrebbe essere commutata in ergastolo, dopo vari appelli e rinvii a giudizio.
Due sono i tipi di sentenze con carcere a vita.
Vengono denominate “life sentence with parole” e “life sentence without parole”.

La prima sentenza ti condanna all’ergastolo con possibilità di revisione del processo ogni otto anni, dopo i quali il giudice deciderà se uscirai oppure rimandare nuovamente la revisione del caso dopo altri otto anni. Questa decisione può ripetersi all’infinito, esistono casi in cui il detenuto è stato scarcerato (raramente) anche dopo decenni.
La seconda sentenza invece è definitiva, non hai diritto alla revisione del processo, quindi senza nessuna possibilità di uscire dal carcere.
Sono pochissime, quasi inesistenti le sentenze a morte tramutate in carcere a vita.
Inutile negare che se un condannato a morte avesse la disponibilità economica per pagare un ottimo avvocato sin dalla prima fase del processo, le possibilità di non essere condannato a morte sarebbero molto più numerose, ma sono poche le persone che possono permettersi di assumere un avvocato, le tariffe richieste sono proibitive, quindi è ancora più vergognoso…….più sei povero, meno la tua vita ha valore.
Il sistema americano non concede possibilità di recupero o di riabilitazione, questi uomini non esistono più. Sono segregati nelle loro celle anguste, con un numero scolpito come un marchio indelebile, anche se sbiadito, sulla parte sinistra della loro divisa. Questi uomini non fanno più parte della società civile e democratica di questa enorme potenza mondiale che si erge a giudice infallibile sentenziando la morte di milioni di uomini.
Si, sono uomini, stiamo parlando di esseri umani, uomini che hanno sbagliato, uomini che hanno ucciso ed è vero...chi ha ucciso viene chiamato assassino, questo è il termine esatto...hanno tolto la vita ad un altro essere umano, ma secondo voi quale è la giusta definizione per chi programma ed attua le esecuzioni? Non sono a loro volta assassini loro stessi? Fino a quando l’umanità avrà la presunzione di volersi sostituire alla Giustizia Divina?

La visita con James era giunta al termine….erano le 15.00, le guardie urlavano “la visita è finita, la visita è finita”, solo il tempo di un abbraccio e di un bacio e la promessa di ritornare presto.

Non è facile definire con esattezza la sensazione che mi assalì nel momento in cui il cancello si richiuse alle mie spalle con un rumore metallico così assordante che prima non avevo sentito, quasi a ricordarmi che dietro quelle sbarre di ferro lasciavo un uomo nella solitudine più profonda, dove nessuno poteva più avere accesso per confortarlo. Sarebbe stato di nuovo spogliato e perquisito, rivestito e ammanettato e rinchiuso nella sua cella…….fino alla prossima visita. Mi voltai a guardare il cancello con le sbarre gialle…….James si sporgeva con la testa per salutarmi ancora……diceva: “torna presto”.
Mi incamminai verso l’uscita, rividi la luce del sole e il parco meraviglioso nel mezzo del quale è stata costruita la prigione, nel laghetto le anatrine continuavano a nuotare, un oasi di pace e tranquillità che avvolgeva in un silenzio ovattato e quasi irreale la disperazione di quei cuori imprigionati.
Quel giorno anche il mio cuore conobbe il dolore più sconvolgente…….era tutto così inaccettabile, tutto era così doloroso……….tutto era così vero.

Vincenza e Giancarlo Pellicioni

 


Fondo di difesa legale: jamesallysonlee.it
Per Info E-Mail: enzucciaforyou@fastwebnet.it
contact: Vincenza Catalano (cell. 3388420152) e Giancarlo Pellicioni
E-Mail personale di James: jamesallysonlee@yahoo.it
(le e-mail ricevute a questo indirizzo saranno tradotte, stampate e inviate personalmente)
Indirizzo personale di James:
James Allyson Lee
#930322 G House
PO Box 3877 G.D.C.P.
Jackson, GA 30233
0078 USA